giovedì 2 ottobre 2014

"Il cuore selvatico del ginepro" - Vanessa Roggeri




Descrizione:
È notte. La notte ha un cielo nero come inchiostro, e solo a tratti i fulmini illuminano l'orizzonte. È una notte di riti e credenze antiche, in cui la paura ha la forma della superstizione. In questa notte il rumore del tuono è di colpo spezzato da quello di un vagito: è nata una bambina. Ma non è innocente come lo sono tutti i piccoli alla nascita. Perché questa bambina ha una colpa non sua, che la segnerà come un marchio indelebile per tutta la vita. La sua colpa è di essere la settima figlia di sette figlie e per questo è maledetta. E nel piccolo paese dove è nata, in Sardegna, c'è un nome preciso per le bambine maledette, si chiamano cogas, che significa strega. Liberarsene quella stessa notte, abbandonarla in riva al fiume. Così ha deciso la famiglia Zara. Ma qualcuno non ci sta. Lucia, la primogenita, compie il primo atto ribelle dei suoi dieci anni di vita. Scappa fuori di casa, sotto la pioggia battente, per raccogliere quella sorella che non ha ancora un nome. Lucia la salva e decide di chiamarla Ianetta e la riporta a casa. Non c'è alternativa ora, per gli Zara. È sopravvissuta alla notte, devono tenerla. Ma il suo destino è già scritto. Giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, sarà emarginata. Odiata. Reietta. Da tutti, tranne che da Lucia. È lei l'unica a non averne paura. Lei l'unica a frapporsi tra la cieca superstizione e l'innocenza di Ianetta.


Incipit:
La casa era grande e con i tetti sfondati. Nel cortile le erbacce erano alte e fitte e impedivano il passaggio. Io, mio fratello maggiore e mia sorella minore ci guardammo sconsolati, immobili nella nicchia d'ingresso sotto il grande portone. Prima di partire non avevamo concordato che cosa ne avremmo fatto della casa natia di nostra madre. Eravamo curiosi di vedere il luogo dove lei era nata e cresciuta, di scoprire quanto ci rimaneva di lei dopo la sua morte. Ma ora che ci appariva in tutto il suo triste disfacimento, d'un tratto ci sentimmo vuoti, smarriti, come se il viaggio avesse perso di significato. Mi avventurai nell'intrico di erbacce fino all'entrata, senza avere l'ardire di sfidare quelle oscure profondità. Regnava la pace dell'abbandono, un silenzio così completo che solo il battere del mio cuore mi risuonava nelle orecchie. Provai a immaginare mia madre bambina mentre giocava nella sua casa che un tempo doveva essere stata ricca e ben tenuta. Fu in quel momento che presero forma e consistenza le spoglie di vecchi racconti che avevano fatto da cornice alla mia infanzia. Quando eravamo bambini mia madre amava raccontarci delle storie. Attraverso i suoi occhi vedevo tutto un mondo e la sua voce era un tale incanto che imbrigliava in una rete sottile di sogni. Soltanto da adulta, dissolta la bruma della fanciullezza, ho compreso che non solo di fantasia si trattava, che cose infinitamente più amare e reali si annidavano in quelle storie. Cose importanti, cose che riguardavano la vita di mia madre. Cose che soltanto adesso incominciavano a prendere pienamente senso.

Voto: 4/5

La mia opinione:
Storia di tradizioni e leggende, di streghe e superstizioni, di amore e ribellione. Non si può non affezionarsi a Iannetta, la protagonista indiscussa del libro, la demonietta maltrattata da tutti perchè considerata una coga, un essere maligno portatore di disgrazie, che in realtà è solo una bambina sfortunata emarginata dalla sua stessa famiglia. Sono sempre un po' titubante di fronte ai libri di autori italiani, ma devo dire che quest'anno grazie a "Il giardino degli oleandri" e a questo romanzo mi sono dovuta ricredere!

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